sabato 18 novembre 2017
FANCIULLA, CAPPELLO CON PIUMA

La critica

Ci sono momenti nella storia dell’arte in cui un’artista ha nelle mani il potere di mostrare la bellezza fino al punto in cui questa diventa stupore. Divino o terreno non conta. Purchè ci consoli del male dell’esistenza.
Rocchi appunto lavora sul tema della bellezza folgorante e insolita che diventa, quadro dopo quadro, compendio dell’idea di perfezione calata nella quotidianità della vita.
Per certi pittori il bello è una dottrina, un’icona da immortalare e rendere percepibile ai distratti, ai illusi, a chi ha perso la speranza della serenità. Rarefatti e pacati, i lavori di quest’artista distante dalle mode e dai modi del mercato, dicono di una passione naturale per il senso profondo dell’arte che innanzitutto è presenza e compromissione con la realtà. Le fanciulle di Rocchi, abbigliate e costruire come ragazze del cinquecento raffigurano non solo se stesse ma ripropongono un tipo, quello della dea-donnasogno-donnadesiderata-futuramadre che contiene tutte le possibili valenze dell’eterno femminino.
Rifacendosi alla maniera antica, il lavoro di Rocchi arriva all’osservatore come visione nella quale la figurazione si esprime sotto specie di linea e contorno. Ma ci sono con i predecessori le debite differenze.
Fino alla fine del Rinascimento il ritratto ,non accontentandosi di riprodurre le fattezze del soggetto, introduce nel contesto degli elementi idealizzati. Così nei dipinti oltre agli oggetti che significano la ricchezza e il prestigio, gioielli, broccati, acconciature, compaiono animali e fiori simbolici derivati dalla pittura sacra. Nelle opere entrano il cagnolino significante la fedeltà, il giglio che indica l’innocenza, la rosa la passione umana, Rocchi usa il cardo significante il Cristo che si immola per la razza umana. Importante poi è la posa. Il viso deve essere purissimo e stagliarsi sullo sfondo come un cameo, sia quando compare su uno sfondo scuro, sia quando alle sue spalle cresca un paesaggio collinare e liquoroso. Su tutte le meraviglie dei maestri amati da Rocchi basti ricordare il Ritratto di donna del Pollaiolo. La giovane vista di profilo con il cielo per sfondo forse aveva come cornice originale ,oggi perduta, il motivo del vano di una finestra. Indossa un corpetto scollato, allacciato con una serie ravvicinata di bottoni e mostra una elaborata acconciatura con “reticella gemmata a cuffia”(Levi Pisetzky,VIII,1957)di straordinaria eleganza. il velo che copre le orecchie trattiene i capelli arrotolati sulla nuca morbidamente. la massa bionda è circondata da un filo di piccole pere, infilate in modo da creare un movimento alternato che si chiude al centro della testa. Attorno al collo pende una collana in cui si alterano tre perle bianche e una nera, completata da un pendente con rubino. L’identità di questa deliziosa figura femminile non è nota e questo le ha permesso di valeggiare fino a noi con tutta la grazia e il mistero che le si addicono. Questo dipinto famosissimo riassume l’ideale di una figura slanciata, perfetta, bellissima a metà strada tra la Musa e la donna amata che se in epoca romana rappresentava la Fama e la Vittoria, mentre per la chiesa ha sempre incarnato il valore della Virtù ; nel XV E XVI secolo diventa simbolo delle attività della mente e della qualità dell’anima....continua